Antonio Naìtana

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La maschera è uno strumento ambivalente e perciò ambiguo dietro il quale la nostra vera essenza ama nascondersi per difendersi; ma che, in altro senso, essa utilizza per osservare la realtà senza venirne stravolta. Attraverso la maschera, l’uomo scruta l’altro da se e contemporaneamente cela il proprio io. Abbiamo bisogno della maschera per guardare l’abisso impedendogli di entrare dentro di noi, per confrontarci con il vano orrore della nostra esistenza senza uscirne sconfitti ed anzi, celebrando la vita nella sua realtà effimera. Non a caso, la maschera è elemento essenziale dello spirito dionisiaco che, per Federico Nietzsche, contrapposto a quello apollineo, ispira il ragionamento, la riflessione filosofica, la risposta trasgressiva dell’uomo alla banalità ed alla sofferenza del vivere. Le maschere di Roberto Serri, “Caras”, sono volti che hanno imprigionato la visione dell’incubo in uno scheletro di ferro e malta: cristallizzandola e rendendola quasi inoffensiva, patetica ombra di una paura ormai espressa e perciò non più ostile. Trovi i diavoli dei racconti antichi, le streghe che rubano la coscienza nei pomeriggi assolati, gli spiriti maligni che nella notte del venerdì santo, vanamente credendosi vittoriosi, invadono le strade dei paesi, la paura della malattia, il peso della colpa, la diversità, il conscio e l’inconscio, il senso tragico di una speranza religiosa che nasce dal dolore e dalla morte. La sua produzione è uno sguardo di pietà sulla vicenda umana e sull’umana illusione che, negli ultimi tempi, attraverso l’uso di nuove tecniche e nuovi materiali, si è arricchito di colori. Roberto Serri evoca le sconfitte dell’anima e le esorcizza dandogli un volto di pietra. “Caras” è un’opera teatrale, più che una mostra: così come nel campo fosco di Macbeth le streghe raccontano il divenire della tragedia che spegne nel monologo nichilista la speranza nella bontà umana, così ”Caras” esprime la poesia tragica della vita troppo breve e suggerisce la necessità di una risposta : vivere intensamente, ogni gioia riempia il cuore e l’anima e si goda della bellezza, della bontà, dell’arte, dell’attimo fuggente.

Antonio Naìtana




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